La Villa Romana e il Complesso Termale di Casa del Diavolo
- Evelina Giordano
- 21 ore fa
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In provincia di Potenza, più precisamente in Contrada San Francesco territorio di Lavello, nei pressi del fiume Olivento, insistono i ruderi di una costruzione romana, di età imperiale, di grande interesse storico-archeologico per la Regione Basilicata.
La straordinaria villa patrizia alla quale è annesso uno stabilimento termale, anch’esso di significativa importanza, sembra essere stato realizzato nel III sec. d.C. per volere dell’imperatore Augusto, ed ha continuato a vivere fino al V-VI secolo d.C.
Il nome “Casa del Diavolo” deriva certamente dal colore rosso dei mattoni in laterizio. Probabilmente, fa anche riferimento ad una leggenda medievale che racconta “della luce del sole che al tramonto passava tra le fessure dei ruderi, facendo apparire l’edificio come avvolto da fiamme, dando l'idea di un luogo spettrale”.

I primi lavori hanno interessato la sicurezza statica del monumento per poi riportare alla luce l’inestimabile patrimonio di storia e di cultura sepolto sulla collina.
La struttura romana, tutt’ora immersa in una vasta zona agricola ricca di ulivi, si trovava in una posizione favorevole di comunicazione e di scambi commerciali tra la Lucania, la Puglia e la Campania, che permise nel tempo anche lo sviluppo di aziende rurali occupate nella produzione agricola.
Dagli studi sembra aver già subito almeno tra fasi di ristrutturazione e, grazie alla collaborazione di professionisti del settore, che hanno eseguito rilievi tridimensionali con strumentazione di ultima generazione, è stato possibile ipotizzare che comprendesse ambienti residenziali intercomunicanti e locali termali ancora ben conservati. Infatti, ciò che ha fatto più specie è la conservazione quasi integra degli ambienti termali, tra cui il calidarium e il frigidarium con pavimentato in cocciopesto, con un sistema idraulico di vasche unico nel suo genere.
E’ risultato anche che una parte delle antiche terme venne trasformata in seguito in un laboratorio per la lavorazione, il lavaggio e la tintura dei tessuti, testimoniando anche un cambiamento di rotta e quindi un nuovo adattamento alle esigenze economiche della residenza romana.
Con la crisi dell'Impero Romano nel sec. VI, sia la villa che l’intera proprietà agricola venne abbandonata e lasciata alle rovine del tempo, conservando sotto mucchi di terra il grande patrimonio, comprendente anche numerose epigrafi latine e cippi miliari.

Le rovine della Casa del Diavolo, raggiungibili solo tramite strade rurali e sterrate, non sono ancora ufficialmente visitabili e l’avvicinarsi richiede molta prudenza.
Evelina Giordano
Giornalista/Pubblicista
Blog “Ovunque Puglia e Basilicata”




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