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Carovigno e il castello “Dentice di Frasso".

Sono tanti i piccoli borghi pugliesi che meritano d’essere conosciuti e promossi, scrigni che custodiscono spesso tesori ignorati o poco valorizzati. Culle di culture e tradizioni legate alle stagioni dei secoli. Anche la terra del brindisino conserva, all’interno di antiche mura, case bianche e viuzze strette intrise di usanze e tradizioni antiche, su cui svetta un castello ricco di storia e di leggende.

Carovigno è un comune nella provincia di Brindisi che fa parte del Salento settentrionale, ed è un centro di una importante produzione di olio di oliva. Il borgo di Carovigno, dalla storia antichissima come testimoniato dalla presenza di mura megalitiche di epoca messapica, èdominato dal castello “Dentice di Frasso di Carovigno” che, come tutti i monumenti fortificati, sorge sulla parte più alta, a ridosso del centro storico.

Probabilmente di fondazione normanna, e strategicamente adatto alla difesa, domina anche l'intera fascia costiera, che va da Torre Canne sino a Brindisi. La nobile dimora ha conosciuto molti proprietari e anche trasformazioni nei secoli, fino a diventare un’importante residenza gentilizia.

Tra il ‘400 e il ‘500 fu abitato dai Loffreda, feudatori di Carovigno, in virtù della presenza dell'arma di matrimonio di Pirro Loffreda, murata nella torre a mandorla. E ancora dai Sangro, dai Serra, dai Costaguto, gli Orsini, i Granafei e i Caputo.

Nel 1971, fu acquisito dalla nobile famiglia Dentice di Frasso della provincia di Benevento, precisamente quando i Conti Alfredo Dentice di Frasso ed Elisabetta Schlippenbach lo ricevettero in dono per le nozze. Il castello si distingue per la peculiare conformazione a triangolo e per la presenza di diverse torri: la torre quadrata, la torre tonda e infine la torre lanceolata, anche detta “a mandorla. Gli ambienti nel corso del tempo furono adattati alle diverse esigenze.


Furono aperte altre porte, finestre e realizzati balconi. Un esempio tangibile è l'elegante balconata che domina il prospetto sud nel Castello, realizzata nel corso del XVIII secolo, per la quale fu utilizzata la pietra calcarea “di Carovigno”, detta “gentile”, morbida e facilmente lavorabile. Il Castello subì un'importante ristrutturazione nel 1906 a cura dell’ing. Gaetano Marschiczek. Egli non si limitò a ripristinare il preesistente, ma creò nuovi spazi, integrandoli tra loro, inserendo anche decorazioni e sculture raffinate che arricchirono notevolmente il regio edificio.

Nel 1926 i Conti Dentice di Frasso destinarono alcuni locali ad una scuola di filatura e tessitura, con lo scopo di aiutare l’economia del Paese, che restò in funzione fino al 1955, e che produsse stoffe pregiate, apprezzate ed esportate in tutto il mondo. Alla morte dei Conti Elisabetta e Alfredo, avvenuta rispettivamente nel 1938 e nel 1940, fu nominato erede il nipote Luigi Dentice di Frasso, che vi dimorò con la famiglia fino al 1961. Nel 1961 il Conte Luigi vendette il Castello all'Opera Nazionale per la protezione della Maternità e dell'infanzia. Nel 1973 divenne proprietà della Provincia di Brindisi. L’antica struttura è dotata di ambienti sotterranei che si sviluppano per una lunghezza di circa 17,90 metri.

Per accedervi con facilità, venne creato anche un cunicolo sotterraneo, tutt'ora visibile, che collegava il giardino adiacente al Castello a questa appendice più vasta e all'orto botanico attiguo. Gli ambienti, a circa 4,80 metri dal piano calpestabile, erano utilizzati come prigioni, a cui si accedeva attraverso delle botole. Nel corso del restauro avvenuto nel XX secolo, le celle prigioniere sono state eliminate e al loro posto sono state realizzate delle vasche rivestite in pietra per il deposito di olio. Il Castello, generalmente visitabile, presenta spazi adibiti ad esposizioni permanenti con una ricostruzione di una nave ritrovata nella marina della città, una terrazza panoramica, stanze con mobili d'epoca, ed è preannunciato dal sempre vigile stemma della famiglia Dentice, posto in sommità dell'ingresso principale del Castello, che riporta un motto in latino che recita: “noli me tangere”, cioè: “non mi toccare”.

Lo stemma ripropone l’arma della famiglia della Contessa Elisabetta Schlippenb, riprodotta sul traversone di uno degli accessi al piano nobile, presente anche al centro del pavimento del Salone di Rappresentanza, oltre che sul camino della stessa sala. Il Castello custodisce anche un interessante collezione di armi araldiche, appartenute alle famiglie dei vari feudatari. Concesso in uso al Comune, oggi è uno splendido contenitore culturale, sede di numerosi eventi, che ospita tra le sue mura la Biblioteca Comunale “S.Morelli”, deputato del Regno d’Italia, liberale mazziniano e sostenitore dei diritti delle donne, che ha dato il nome anche al Parco comunale di Carovigno. Associazioni culturali si occupano di organizzare visite guidate, ricevimenti, manifestazioni, mostre, laboratori didattici e creativi anche per le scuole. Un piccolo angolo spirituale è rappresentato dalla chiesetta di S. Anna, che per molto tempo fu la cappella del castello.











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