Alla scoperta dei Castelli in Basilicata, nelle province di Potenza e Matera
Aggiornamento: 13 minuti fa
(QUARTA PARTE)

Nell’antico borgo di Castrocucco, frazione di Maratea in provincia di Potenza, sospese su un grande costone di roccia insistono le rovine dell’omonimo Castello medioevale che domina il territorio circostante.
Le origini del Castello non sono ben chiare, molto probabilmente la costruzione risale all’ IX sec., partendo dalle origini bizantine e normanne, diversamente dal borgo di Castrocucco che si sviluppò sicuramente in seguito. La fortezza venne strategicamente edificata in altura, non facilmente raggiungibile, per il controllo delle zone e per la difesa degli abitanti dalle incursioni piratesche saracene.
Tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo, il castello subì un primo periodo di abbandono a causa del mutare degli equilibri politici e militari.
Tra il 1470 e il 1660 fu ceduto, con l'annesso feudo, prima ai nobili De Rosa e poi ai nobili Giordano.
Durante il XVI secolo fu ristrutturato e ingrandito, le sue mura e i bastioni angolari furono modificati per ospitare le artiglierie, “bocche da fuoco”.
Dal 1664, il castello e tutto il territorio circostante furono acquisiti dalla famiglia di possidenti calabresi, Labanchi, che lo gestirono fino al XIX secolo mantenendo il titolo di baroni.
Nel corso del XVII secolo, il castello fu progressivamente abbandonato e lasciato al lento deterioramento.
La visita alle rovine dell’antico borgo e della struttura difensiva è molto suggestiva.
Del Castello restano ancora ben distinguibili alcuni elementi, come la porta di accesso, alcuni bastioni posti agli angoli della struttura e tratti del cinto di mura. Mentre dell’attiguo e antico borgo sono presenti i resti di oltre 20 edifici, di una torre di guardia, delle mura di cinta e di una chiesa, che la tradizione popolare di Maratea vuole fosse dedicata a San Pietro. All'interno delle'dificio religioso, nonostante un’esposizione secolare alle intemperie, sono custodite cripte e residui di antichi affreschi e pitture.
Il sito dal 2005 è sotto la tutela del Ministero dei Beni Culturali e tutta l'area circostante è stata individuata quale Sito di Interesse Comunitario.
Sfortunatamente, il castello di Castrocucco non ha mai ricevuto lavori di recupero o restauro e dal 2015 sulla cima del castello è visibile una bandiera rossa con croce bianca al centro, issato da anonimi, per attirare l'attenzione delle istituzioni sulle gravi condizioni di conservazione in cui versano ormai la rocca e l'antico borgo.
Non è, pertanto, un sito turistico attrezzato o ufficialmente visitabile. L’area è raggiungibile con molta difficoltà esclusivamente a piedi con molteplici criticità di sicurezza. L’escursione così può essere adatta solo a escursionisti esperti con attrezzatura da trekking adeguata. Cr
Castrocucco meriterebbe di essere salvato, un vero e proprio tesoro che potrebbe rappresentare un valore aggiunto per il territorio.

Un castello poco conosciuto è il Castello Ruggero, ricadente nel borgo di Lauria, in provincia di Potenza che domina, con un forte impatto scenografico, il panorama dall'alto della Rocca dell’Armo, sulla Valle del Noce, all’interno del Parco Nazionale del Pollino.
Oggi, purtroppo, se ne possono ammirare solo i ruderi ma in realtà un tempo è stato una maestosa ed imponente fortificazione militare a difesa del territorio, simbolo del potere medievale del sud Italia.
La fondazione del maniero è ascrivibile al periodo longobardo, come attestato dal Chronicon Salernitanum, un antico documento storico. Venne costruito dai saraceni su uno sperone roccioso, in posizione strategica, a difesa della città di Lauria e delle aree circostanti. Nel tempo ha subito varie influenze, tra cui quelle degli arabi e dei normanni a cui si deve la costruzione delle torri laterali, fino al governo del celebre Ammiraglio Ruggero d’Aragona, a cui è dedicato lo stesso castello, che divenne figura di spicco del Regno di Sicilia nel XIII secolo. Durante le guerre del Vespro, un conflitto tra gli Angioini e gli Aragonesi per il controllo del Regno di Sicilia, il castello giocò un ruolo difensivo rilevante.
Nel 1806, la fortezza fu oggetto di devastazione ad opera delle truppe francesi durante la resistenza ai moti napoleonici. Dopo aver occupato la cittadina di Lauria, i soldati francesi massacrarono ferocemente molti degli abitanti. Sui libri di storia si ricorda come il “Massacro di Lauria”, evento che provò duramente il Castello, in seguito completamente devastato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
La struttura originaria era composta da un sistema di mura perimetrali spesse e torri rettangolari costruite con robusti blocchi di pietra locale, con al centro il mastio, che serviva da punto di avvistamento e difensiva, struttura tipica delle fortificazioni medievali di quest’area. Oggi è ancora visibile l’entrata principale fondata su roccia viva ed una ripida e lunga scalinata. La fitta e rigogliosa vegetazione che lo ricopre, non riesce a nascondere i segni di una antica grandezza che ricorda vagamente il federiciano Castel del Monte in territorio di Andria, in Puglia.
Come tutti i castelli medievali anche il Castello Ruggero custodisce delle curiose leggende. Una di queste racconta che i feudatari avessero l’abitudine di ospitare nella nobile dimore le più belle fanciulle della regione, per istruirle nell’arte dell’amore e dello spionaggio, per poi utilizzarle all’occorrenza. Una di queste fanciulle, cresciuta da uno dei signori del castello, si innamorò di un inserviente. Il signore, preso dall’ira della gelosia, uccise il servo pensando di continuare ad essere unico e solo soggetto amato dalla fanciulla. Una notte di tempesta, la fanciulla invitò il signore a seguirla nei sotterranei, per assaporare il frutto dell’amore. Nello scendere le scale, il signore si trovò davanti al fantasma del servitore che pretesa la sua anima facendolo precipitare da una finestra del castello. Da allora aleggiano ancora gli spifferi che rammentano questa orribile storia.
Il Castello è un bene vincolato dalla Soprintendenza Archelogica che, nel 2017 ha provveduto a mettere in sicurezza. E’ sempre al centro di attenzione ed iniziative locali come quelle promosse dall'associazione Amici del Castello, impegnata in progetti di riqualificazione e rievocazioni storiche, e del FAI con il censimento "I Luoghi del Cuore”.
I ruderi sono liberamente accessibili e meta di appassionati di storia, trekking e turismo slow alla scoperta dei borghi della Basilicata.

Sulla cima di una collina, a circa 500mt. di altitudine, sorge il Castello di Uggiano ricadente nel territorio di Ferrandina, in provincia di Matera, che domina il vasto territorio selvaggio sulla Valle del Basento.
Sono i resti di un'antica fortezza medievale bizantina dalle origini molto antiche, probabilmente edificato per controllare la Valle del Basento e le vie commerciali lungo il torrente Vella.
In realtà, faceva parte di un sistema difensivo ancora più ampio, che collegava diverse fortificazioni della Basilicata orientale.
Documenti lo citano intorno all'XI secolo come assalito e conquistato dai musulmani nel 1023–1029 e riconquistato da Roberto il Guiscardo nel 1058 che lo riportò alla originaria importanza strategica.
Di certo raggiunse il massimo splendore nel XIV secolo, quando fu fondato il borgo di Ferrandina per volontà di Federico d'Aragona, figlio del re di Napoli Federico II d'Aragona. Il nome stesso del borgo deriva da Ferrante (Ferrandino), in onore del principe aragonese. E’ il periodo in cui il maniero fu anche oggetto di un importante intervento di ampliamento e rifacimento a opera del maestro Jacopus Tripogianus de Austiliano, come testimoniato dalla iscrizione: "Hoc opus fecit magister Jacopus Tripogianus de austiliano anno domini 1347". Furono aggiunti ambienti abitativi, cortili interni, logge, cappelle private e decorazioni architettoniche che arricchirono l'aspetto della fortificazione.
Sfortunatamente, fu gravemente danneggiato dai terremoti a partire dal XV secolo, portandolo al definitivo abbandono insieme al primo vecchio centro abitato che lo circondava.
Della fortezza difensiva, a pianta poligonale, dalle caratteristiche tipiche delle fortificazioni aragonesi, restano i ruderi di sei torri a pianta quadrata, un portale romanico ad arco, parti di ambienti residenziali, cortili e cisterne per la raccolta dell’acqua. Sono presenti anche i resti di antiche chiese vicine, come la Chiesa Madre di San Lorenzo e l'Abbazia benedettina di San Domenico, di cui sono rimaste solo le mura perimetrali.
Intorno al castello aleggiano racconti popolari legati a un tesoro nascosto tra i sotterranei e i pozzi della collina, sorvegliato da leggendarie presenze.
I resti sono abbandonati e liberamente visitabili per scoprire un capitolo importante della storia aragonese in Basilicata, e immergersi nell'atmosfera di un borgo che conserva intatta la sua struttura storica e culturale.
Evelina Giordano
Blog “Ovunque Puglia”




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