Alla scoperta dei Castelli in Basilicata, nelle province di Potenza e Matera
(TERZA PARTE)

Sulla collina di Lapillo, quasi a dominare i celebri Rioni Sassi dell’antico centro storico della città di Matera, è sito il Castello Tramontano, in posizione speculare alla Cattedrale, o Duomo di Matera.
L’imponente struttura fortificata venne costruita fra il 1497 e il 1514 dal conte Giovan Carlo Tramontano, di origini campane, nominato feudatario della città di Matera dai sovrani aragonesi.
La realizzazione del maniero aragonese non era tanto finalizzata alla difesa della città dai nemici, quanto al controllo sulla popolazione locale vessata da salari bassi con l’aggravio di tasse pesanti che il nobile utilizzava per la realizzazione di un’opera che, ben presto, si rivelò altamente costosa.
L’esasperazione dei cittadini, giunta ai massimi livelli a seguito di un ulteriore richiesta di contributi, nel 1514 sfociò in una violenta rivolta per mettere fine allo sfruttamento e ai soprusi del feudatario tiranno. Gli fu tesa, infatti, una imboscata all’uscita dalla Cattedrale dopo la messa, e venne ucciso sulla via oggi definita del “Riscatto”.
L’evento è ricordato come una delle pagine più violente della storia cittadina, la cui morale è rammentata sullo stemma cittadino, che recita “Bos lassus firmius figit pedem”: “il bue stanco affonda la zampa più fermamente” a significare come un popolo pur pacifico, ma stanco di continue vessazioni, può manifestare la sua rabbia con una carica di violenza inaudita.
A seguito della morte del conte l’edificio militare non è stato mai completato e, di conseguenza, mai abitato. Solo per un certo periodo è stato adibito a prigione di cui è ancora possibile osservare sui muri le incisioni lasciate dai detenuti.
Dopo un lunghissimo periodo di abbandono, sono stati eseguiti lavori di consolidamento e riqualificazione.
Il maniero, ispirato al Maschio Angioino di Napoli, è circondato da un fossato e da cintura muraria. La struttura è composta da un grosso torrione circolare centrale di quattro piani, circondato da due torri laterali rotonde, provviste di merlature e feritoie tipiche dell'architettura militare aragonese, da cui si dipartono due ulteriori bracci incompiuti.
Gli interni del maschio centrale sono visitabili solo in occasione di eventi culturali, teatrali o musicali, o in occasione di manifestazioni come le Giornate del FAI.
Sull’area circostante è stato realizzato un grande parco pubblico, il “Parco del Castello” ove poter passeggiare e dove poter ammirare uno straordinario panorama la cui vista giunge fino Canyon della Gravina.

Il Castello di Valsinni domina il centro storico dell’omonimo borgo, in provincia di Matera, la cui posizione panoramica offre una vista spettacolare sulla Valle del fiume Sinni.
E’ una fortezza medioevale ben conservata, edificata presumibilmente su una preesistente fortificazione longobarda, tra il XI e il XII secolo.
La dimora militare appartenne a diverse famiglie nobiliari, tra cui i Sanseverino e i Galeota, fino a diventare proprietà della potente famiglia Morra di origine irpina agli inizi del 1500.
E’ uno dei luoghi più suggestivi della Basilicata, sospesi nel tempo e carichi di mistero, poiché legati alla tragica vicenda storica della poetessa, petrarchista di formazione, “Isabella Morra”.
Isabella nata nel 1520 a Favale, l’odierna Valsinni, è terzogenita di 8 figli, e vive la sua intera e breve vita nel castello, negli anni in cui le grandi potenze di Francia e Spagna si contendevano l’egemonia del mondo e del Regno di Napoli.
I documenti raccontano che nel 1525 il padre di Isabella, Gian Michele Morra, si schiera con l’esercito francese contro Carlo V e persa la guerra, è costretto a raggiungere la città di Parigi per restarvi in esilio. Isabella, sotto la stretta sorveglianza dei suoi fratelli, vive una infanzia e una adolescenza in solitudine prigioniera tra le fredde mura del Castello, fino alla tragica morte nel 1546 all’età di appena ventisei anni. Viene, infatti, brutalmente uccisa dai suoi stessi fratelli quando scoprono della sua corrispondenza segreta con il barone Diego Sandoval de Castro, nobile spagnolo di Bollita, l’attuale Nova Siri. Il delitto, commesso per onore della famiglia, segnò per sempre la storia del castello, e ne determinò anche la notorietà.
La poetessa Isabella Morra è una delle più intense voci poetiche del Rinascimento italiano, dal carattere delicato e gentile, ma anche triste e malinconico come traspare dalle sue poesie a cui affida i suoi pensieri segreti, confidando ansie e tormenti.
Il filosofo Benedetto Croce, nei primi anni del Novecento, profondamente affascinato dai versi di Isabella raccolti nel “Canzoniere”, si recò nei luoghi dove ella visse per meglio comprendere lo stile intenso e drammatico della giovane scrittrice, da dove trapela tutta la sofferenza ed inquietudine di una vita ingiusta. Fu lo stesso Croce a volerla celebrare prefigurando l’idea della realizzazione di un Parco Letterario a lei dedicato, per custodirne la memoria e valorizzare la sua arte poetica.
Oggi il castello di Valsinni è un monumento storico di importante attrazione culturale, visitabile su prenotazione. Al suo interno, si possono ammirare sale con affreschi, antichi arredi e documenti storici che raccontano della nobile famiglia Morra.
Negli ambienti del Castello si tengono numerosi eventi culturali e il “Parco Letterario Isabella Morra” commemora la poetessa e la sua infelice esistenza attraverso letture, rappresentazioni teatrali e visite guidate. Secondo alcune leggende locali, lo spirito di Isabella vagherebbe ancora tra le stanze del castello, rendendo il luogo ancora più allettante per gli amanti della storia e del mistero. E’ garantita un’esperienza suggestiva e immersiva nel passato.

Nella frazione di Marconia a Pisticci, in provincia di Matera, in posizione panoramica con vista sulla costa Jonica, sorge il Castello di San Basilio, uno degli esempi più significativi di architettura militare della Basilicata.
Si tratta di una dimora storica millenaria, nata originariamente come masseria fortificata nel VII sec., fondata dai monaci Basiliani a seguito di una donazione della comunità benedettina Santa Maria del Casale.
Solo in epoca normanna l’ampio complesso divenne Castello e la posizione elevata su una collina, consentì alla struttura militare d’essere uno strategico presidio difensivo e di controllo del territorio circostante.
Il maniero era composto da una corte centrale su cui si affacciavano il refettorio, la cucina, il dormitorio, la biblioteca, una chiesetta settecentesca, la sala capitolare e i giardini.
L’interno della corte è ancora oggi dominato da una torre quadrata che il re Ruggero I di Sicilia fece costruire per il controllo degli sbarchi sul Golfo di Taranto. Sulla terrazza è presente ancora la campana dell’allarme posta in caso d’invasione da parte di nemici.
Nel XVI secolo l’edificio fu gestito dai Certosini di Padula, per poi passare sotto la giurisdizione di altre famiglie nobiliari come i Ruffano e i Berlingieri.
Attualmente, il Castello di San Basilio, nonostante le diverse manipolazioni e ristrutturazioni, appare in buone condizioni e conserva ancora gran parte della sua imponenza originale. Certamente è un monumento importante, meta imperdibile per la conoscenza della storia medievale e rinascimentale della Basilicata.
Nei secoli è stato protagonista di diverse vicende storiche, alcune reali e altre immaginarie. Sicuramente è legata alla figura dei Cavalieri Templari che, spesso, stanziavano per mesi presso la fortezza in attesa di affrontare il lungo viaggio sulle navi alla volta della Terra Santa.
Una leggenda, tramandata per generazioni, racconta addirittura di un passaggio segreto, conosciuto solo dai signori feudali, che dal castello giungeva al Monastero della Madonna del Casale, per una distanza di circa diciassette chilometri.
Dal 1830 il Castello di San Basilio è di proprietà della famiglia Berlingieri e, oltre ad essersi affermato già dalla fine degli anni Sessanta come polo artistico culturale, dove vengono ospitate installazioni e opere d'arte contemporanea, è anche un rinomato luogo per eventi esclusivi e cerimonie.
Il Castello è spesso meta di set televisivi o cinematografici, non in ultimo della fiction “Il Commissario Ricchiardi” interpretato magistralmente dall'attore italiano Lino Guanciale, con la regia di Gianpaolo Tescari.

Il Castello Saraceno è una suggestiva fortificazione di epoca romana situata nel punto più alto del borgo di Pietrapertosa, in provincia di Potenza, incastonata perfettamente nella roccia sulla cima più alta delle Dolomiti Lucane.
L’affascinante fortilizio apre la vista ad un panorama mozzafiato che domina la vallata del Basento permettendo da sempre una funzione militare di avvistamento.
Fu utilizzato prima dai saraceni guidati dal principe Bomar, che lo scelse come personale residenza, e in seguito nel IX sec. dai Normanni prima e dagli Svevi dopo che provvidero ad ampliarla e destinarla come propria roccaforte.
Alle pendici del castello si sviluppò una prima formazione abitativa arabo-medievale chiamata “Arabata”, l’attuale Rabata, il rione più antico di Pietrapertosa.
Guerrieri, nomadi e saraceni, costruirono qui le loro abitazioni, simili a delle fortezze. Si trattava di rozze abitazioni, semplici ed essenziali, addossate a gradoni nella roccia, dall’alto verso il basso, adattate all’andamento del terreno. Non avevano finestre, ma un foro nel tetto fungeva da camino e da lucernario, il cosidetto "cirnale". Sotto le case esisteva un sistema di intercapedini e canali sotterranei per la raccolta e il deflusso delle acque piovane. Oggi questo suggestivo rione incastonato nella roccia delle Dolomiti lucane, rimasto integro nei secoli, rappresenta un esempio di archeologia o spazio urbano di forte identità storica, testimonianza del rapporto tra architettura, paesaggio e funzione difensiva.
Nel XVII sec. è stato abbandonato e nel tempo si era ridotto in un rudere, fino a recenti interventi di recupero e restauro che hanno riportato alla luce locali di servizio ed importanti reperti archeologici che per tanto tempo sono rimasti coperti dai detriti. I lavori di scavo hanno permesso il recupero di buona parte della cinta muraria, del torrione, degli alloggiamenti, delle prigioni e delle cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, e di identificare le diverse fasi di ampliamento del Castello.
Sia il Castello Saraceno di Pietrapertosa, sia il rione Arabata (o Rabata) sono visitabili. Dato gli spazi impervii e le ripide salite, servite da scalini scavati nella roccia, si consiglia durante la visita di indossare scarpe comode e sicure.
Evelina Giordano
Blog “Ovunque Puglia e Basilicata”




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