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San Sabino il "Vescovo" .


Meravigliarsi, e meravigliarsi ancora, stupirsi sempre della terra di Puglia che nasconde tantissimi segreti che si perdono nella notte dei tempi. Realtà, e spesso curiosità, all’interno di un'atmosfera intensa ma al contempo semplice, fatta di passione e di tradizioni, contaminate da profonda spiritualità. Se provassimo a trasformarci in turisti nelle nostre città, scopriremmo tante bellezze invidiate da tanti stranieri.

C’è tanto da dire sulla immensa dimensione spirituale del territorio pugliese e dei suoi numerosi luoghi di culto e di preghiera che, nel corso dei secoli, sono divenuti mete religiose per tutti i credenti o anche chi intende fare un semplice percorso di fede, da Monte Sant’Angelo, San Giovanni Rotondo a Santa Maria di Leuca, o San Nicola di Bari e non solo. Infatti, il centro storico di Bari, più comunemente chiamato “Bari Vecchia”, oltre la Basilica di San Nicola, importante luogo di pellegrinaggio dedicata alla figura di un “santo” venerato in tutto il mondo cristiano, custodisce altre 25 meravigliose chiese consacrate in onore di altrettanti Santi della religione cristiana, tra cui San Sabino, vescovo di Canosa dal 514.

Nato a Canosa di Puglia nel 461 d.C. è un Santo vivo nel cuore di tanti fedeli, le cui reliquie riposano nella meravigliosa Cattedrale metropolitana di Bari, sede episcopale, eretta nel XIII secolo in piazza Odegitria nella città vecchia alla quale cittadini fedeli e facoltosi non mancano ancora oggi di donare testamenti beni e ricchezze. San Sabino pare sia vissuto fino all'età di 105 anni, ed è stato il primo patrono di Bari per circa duecento anni fino a quando nel 1087 San Nicola, e le sue spoglie trafugate da Myra da alcuni pescatori baresi, giunsero in città spodestandolo dal titolo di protettore.

A quel tempo pare ci sia stata molta rivalità tra i devoti dei due Santi, addirittura divergenze capaci di provocare veri e propri tumulti, quando, in occasione di cortei e processioni sacre, i “parrocchiani” dell’una o dell’altra pretendevano reciprocamente la precedenza con stendardi e bandiere. Ma pare anche che nessuno si sia mai permesso di dichiararne la superiorità tra i due Patroni, sia per potenza che per benevolenza, diatriba che si risolse nel 1793 con un decreto della Sacra congregazione dei riti che dichiarò entrambi i santi “patroni”, anche se in realtà i cittadini baresi avevano scelto San Nicola, entrato prepotentemente da subito nei loro cuori e nella loro devozione.

San Sabino, figura fondamentale per la storia del cristianesimo, è Patrono della città di Canosa città soprannominata la “piccola Roma”, per via dei sette colli su cui domina tutta la Valle dell’Ofanto e le pianure del Tavoliere, nell’antica Daunia. San Sabino, il Vescovo, è ricordato dai canosini per aver salvato la città dalle barbarie del re ostrogoto Totila. Si narra che quest’ultimo, per testare le doti profetiche del Vescovo ormai vecchio e cieco, spacciandosi per servitore, gli offrì un calice di vino con l’intento di avvelenarlo, ma San Sabino non cadde nell’inganno, impressionando a tal punto il re Totila da farlo desistere dall’intento di saccheggiare Canosa. Un'altra leggenda narra che anche un geloso arcidiacono tentò di avvelenarlo offrendogli da bere, ma ancora una volta San Sabino non morì. Per questi motivi la liturgia lo raffigura come protettore dai veleni.

Ammalato, e molto vecchio, San Sabino morì nel 566 d.C. e la sua salma restò in quel di Canosa fino a quando, in un anno imprecisato, fu trasferito sotto l'altare maggiore della cripta della Cattedrale di Bari a lui dedicata, i cui resti furono ritrovati solo il 10 dicembre 1091, durante gli scavi finalizzati alla ricerca delle reliquie dei santi Memore e Rufino vescovo di Canosa, commissionati dall'Abbate Elia. In realtà Canosa vanta di possedere le reliquie più insigni del Santo, ovvero cranio e un braccio e lo celebra due volte all'anno, il 9 febbraio e il 1° agosto, data della traslazione delle ossa. All’incirca nel secolo XI, anche se non con poche difficoltà, la sede vescovile di Canosa venne unificata a quella di Bari che continua a riservare al Santo grande venerazione, commemorandolo il 9 febbraio.

Spesso offuscata dalla Basilica dedicata a San Nicola, anche la Cattedrale di Bari, o Chiesa dedicata a San Sabino, in stile romanico pugliese, è in realtà un esempio di assoluta bellezza che merita di essere apprezzata e conosciuta, per le numerose e preziose testimonianze di una storia millenaria.

E’ caratterizzata anch’essa da un maestoso rosone che ogni anno, nella giornata del solstizio d’estate il 21 giugno, alle ore 17 in punto, è attraversato dalla calda luce del sole proiettandosi sul mosaico in marmo posto ai piedi dell'altare.

L’eccezionale “miracolo della luce”, è dovuto al movimento della Terra intorno al sole ed al fatto che la struttura religiosa è rivolta verso Oriente. Di assoluto fascino è la cripta settecentesca, che contiene al suo interno la Madonna di Costantinopoli, Odegitria, la cui tradizione sostiene sia giunta nel porto di Bari a seguito ad una violenta tempesta oltre, come ampiamente descritto, le reliquie del Santo.

La bianca Cattedrale di San Sabino nella città di Canosa sorge nel cuore del Centro storico, in corso San Sabino. Più volte colpita da terremoti e da tentativi di saccheggio, la cattedrale rimasta quasi abbandonata fino all'Ottocento, è il risultato di successive ristrutturazioni, un perfetto connubio architettonico tra lo stile bizantino e il normanno quando si decise di elevare in aggiunta un nuovo corpo di fabbrica e donare al prospetto uno stile neoclassico. L’assoluta bellezza, e la disarmante semplicità della costruzione religiosa è in grado di rapire e sedurre qualsiasi visitatore.


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