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Il Monastero degli Olivetani e la Chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo a Lecce.


La #Puglia è una regione ricca di attrattive fantastiche e tra le tante non sono da trascurare i luoghi religiosi, dalle origini molto antiche. La Puglia è stata da sempre terra di approdo, di scambio e di comunicazione di popoli diversi, sulle coste e nell’entroterra. Usanze e costumi, anche religiosi, che sono stati tramandati nel tempo, lasciando un segno, e divenendo così patrimonio culturale locale.

Un luogo meraviglioso, angolo di arte e cultura, lo si incontra nel cuore di Lecce, ed è lo splendido #MonasterodegliOlivetani. Si colloca sull’antica via Appia-Traiana che collegava #Lecce e #Brindisi. E’ un complesso monastico, risalente all’XII sec. voluto dal normanno Tancredi d’Altavilla, Conte di Lecce, che dispose anche la costruzione della Chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo. La Chiesa, insieme al Monastero degli Olivetani, sono ancora oggi un’isola di pace e di arte da non perdere. Il rosone e il campanile sono medievali, mentre le decorazioni in pietra leccese, dalla stupefacente bellezza e ricchezza dei ricami e intrecci di foglie, sono di epoca barocca insieme alle statue sulla facciata.

L’interno è sobrio e severo, avvolto da una atmosfera silenziosa che conferma la sacralità del luogo. La bellezza architettonica in stile barocco dell’edificio è arricchita della presenza di due chiostri contigui che rielaborano, in chiave cinquecentesca, l’originario modello medioevale, e lo straordinario pozzo, con le sue colonne tortili, raffigurante il sacramento del battesimo. Anche all’interno dell’antico Monastero si respira un clima di assoluto silenzio, con un forte senso di quiete e di pace. Il nome del monastero è dovuto alla prima presenza dei benedettini nel 1171, congregazione monastica dell'Ordine di San Benedetto, a cui succedettero dal 1494 i Monaci Olivetani, provenienti dal Monte Oliveto. Questi ultimi apportarono delle modifiche sostanziali alla struttura esistente, adattandola alle proprie esigenze abitative, e affidando i lavori alle cure di Gabriele Riccardi, architetto e scultore leccese. Ulteriori modifiche vennero eseguite nel #Settecento, tra cui il grande scalone ed il prospetto esterno, determinando la perdita totale dell’antica architettura. Nell’#Ottocento, con la soppressione di molti ordini religiosi, il Monastero venne acquisito dal Comune di Lecce per utilizzarlo prima come sede di uffici pubblici, e successivamente come ospizio.

Nel 1985 l'edificio venne definitivamente affidato all'Università di Lecce, la quale lo ha ancora una volta modificato e restaurato, per farne un centro culturale e sede della Facoltà di Beni Culturali dell’Università del Salento. Di particolare interesse storico ed artistico sono le numerose tracce di affreschi, di epoca bizantina, rimaste impresse sui muri proprio per rappresentare episodi di vita monastica. Un lungo viale accoglie i visitatori, che si trovano di fronte ad un enorme albero di noce e un ricco agrumeto, che li accompagna verso l’imponente struttura. Sicuramente non è un luogo molto conosciuto ma, contrariamente a quello che si può pensare, sia il Monastero che la Chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo richiamano numerosi visitatori per visite guidate, e gratuite, rivolte soprattutto a studenti e ricercatori universitari, interessati all’aspetto storico-monumentale. La stessa Università ha già da diversi anni avviato un progetto di valorizzazione turistica dell’edificio in collaborazione con il #DipartimentodiBeniCulturali e con il #FAI.

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