top of page

Una gita sulle sponde del Lago di Occhito, alla scoperta del borgo di Carlantino


Chi pensa alla Puglia la immagina terra di spiaggia, di sole e di mare ma, in realtà, è tanto altro. E’ un luogo accogliente, e che affascina chiunque abbia la possibilità di visitarla, ma soprattutto chi è spinto dalla curiosità, poiché molti luoghi vanno cercati e poi scoperti. I Monti Dauni, per esempio, sono incantevoli sia d’estate che d’inverno e sono capaci di mostrare una Puglia che non ti aspetti. Nella terra di mezzo, tra la Puglia e il Molise, si trova un lago di nome “Occhito”, posto sul Subappennino dauno, un luogo dove regna la natura e il perfetto equilibrio con ogni tipo di essere vivente. Il lago è in realtà un invaso di origine artificiale, la cui nascita risale al 1957 e completato nel 1966. E’ ritenuta la diga fra le più grandi d’Europa, alimentata dalle acque dei fiumi Fortore, Tappino e altri affluenti minori, in grado di soddisfare le esigenze potabili di tutta la provincia di Foggia. Durante il periodo di realizzazione, e nel tempo successivo a quegli anni, si è verificato un lento processo di naturalizzazione agevolato dall’alta umidità della zona, che ha contribuito a creare un ambiente particolarmente interessante dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, un habitat ideale per molte specie di pregio, sia di flora che di fauna.

Benché artificiale, la vista è attratta dalla armonia esistente tra il lago ed il paesaggio circostante, perfettamente tutto naturalmente in simbiosi. Tra le varie specie di uccelli, che hanno trovato in questa zona il loro riparo preferito, ci sono le folaghe, i germani reali e le gallinelle d’acqua. Anche la lontra è tornata a popolare questi territori, dopo vari decenni di assenza. Il lago di Occhito è molto frequentato dagli amanti della pesca, in quanto è ricco di pesce, in particolare carpe, anguille, lucci e persico reale.

Ampie pinete si stendono lungo tutto il suo perimetro, luogo ideale per turisti e gli amanti di escursioni naturalistiche da effettuare con l’ausilio di guide. Sono presenti aree picnic attrezzata con giochi per i bambini e dove passare una giornata all’insegna dei sani valori della natura e nel rispetto dell’ambiente. Il lago, contestualizzato in un paesaggio così suggestivo, è stato riconosciuto come “sito di notevole rilevanza naturalistica e conservazionistica, nonchè “Zona di Protezione Speciale”. Ma non finisce qui lo spettacolo!

A renderlo ancora più attrattivo è la presenza vicinissima di un piccolissimo e antico borgo di nome Carlantino, di poco più di 1000 abitanti che, adagiato su una collina della valle del fiume Fortore, sembra fare la guardia al lago di Occhito. Da qui è possibile raggiungere il vicino Monte S. Giovanni e, attraverso un sentiero, raggiungere l’omonimo parco archeologico che da diversi anni è oggetto di grande attenzione di appassionati di storia ed archeologia che hanno riportando alla luce reperti archeologici che attestano la presenza dell’uomo sin dalla preistoria, nonché romana e del medioevo. Tutto il patrimonio rilevato nella zona della Daunia e attinente alle diverse epoche è conservato nel Museo civico della città vecchia di Carlantino, ospitato in un edificio che costituiva la vecchia sede municipale, meta di turisti soprattutto quando il paese celebra le festività patronali di San Donato Vescovo, nel mese di agosto. La cittadina è caratterizzata da un piccolo centro storico e da viuzze sulle quali si affacciano abitazioni dai colori vivaci. Tra gli edifici di particolare rilievo architettonico è da menzionare la chiesa parrocchiale della fine del XVI sec., che conserva all'interno la Pala della Madonna del pittore manierista Cati Pesanti e la statua di Sant'Anna. Di notevole interesse sono i resti di cinta murarie e di quella che sembra essere stata una fornace per la lavorazione del ferro. Sicuramente la sua storia si intreccia con quella degli altri territori della Daunia, anticamente abitata dai dauni o dagli Iapigi.

Nei pressi di Carlantino, secondo le ricostruzioni storiche, è avvenuto lo scontro epico della seconda guerra punica tra Romani e Cartaginesi, noto ai più come “battaglia di Canne”. Dopo la caduta dell’imperoromano la storica cittadina fu assoggettata a diverse dominazioni, tra cui quella sveva protrattasi fino alla metà del XIII. Nel ‘500 l’allora feudo fu assegnato al barone Carlo Gambacorta da cui avrebbe origine il suo nome, ed anche l’abitato attuale. Alla fine del dominio spagnolo subentrarono aragonesi, angioini fino all’era dei Borboni. Si legge che nel corso del XX secolo numerose famiglie si sono trasferite in Argentina, dove ancora oggi è presente una cospicua comunità di carlantinesi. Questo piccolo borgo pugliese ha un legame forte e particolare con la pastorizia e la tradizione della transumanza con i vecchi pastori, attività che purtroppo stanno scomparendo. Eccellenti prodotti caseari rappresentano il fiore all’occhiello delle produzioni gastronomiche del borgo che, con altre tipicità come il pane casereccio, i biscotti, le salsicce e i sott’oli, sono anche il motore dell’economia del luogo.


Evelina Giordano

Giornalista/Pubblicista n.13138/ 2009

cell. 328 6155042 Blog “Ovunque Puglia”www.ovunquepuglia.com


Pubblicato da "Ovunque Puglia" di Evelina Giordano, su il Quotidiano on line“Pugliain.net" in data 10 novembre 2022.






551 visualizzazioni0 commenti
bottom of page