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Novoli e la "Focàra".


La Puglia è una terra dal sapore antico e dalle tradizioni mai disperse o dimenticate. I suoi luoghi custodiscono miracoli e leggende millenarie, dove antiche usanze si replicano nelle sagre e/o rievocazioni storiche e che fanno ancora emozionare e sognare.


Un viaggio in Salento non può prescindere da appuntamenti ricchi di tradizione. Uno di questi da non perdere è proprio nel mese di gennaio, quando in occasione di Sant’Antonio si accende la Focàra. Ogni anno a Novoli, il 16 gennaio, si rinnova la magica e secolare notte della Fòcara, in onore del suo Patrono “Sant’Antonio Abate”. Un appuntamento sacro che richiama, per la sua singolarità, puntualmente migliaia di visitatori e pellegrini da ogni parte d’Italia. L’evento si apre con uno spettacolo di fuochi d’artificio che illuminano a giorno il cielo novolese per poi accendere e far ardere la nota Fòcara, tra i più grande falò mai realizzati (di circa 25 metri di altezza e 20 metri di diametro). Si tratta di una gigantesca piramide formata da migliaia di fascine ciascuna delle quali composta da circa duecento tralci di vite legati con del filo di ferro, e sulla cui cima viene infine issata una bandiera artistica.

Tutte le fascine vengono accuratamente accatastate con tecniche tramandate gelosamente di generazione in generazione per poi farle bruciare in occasione dei festeggiamenti dedicati a Sant’Antonio abate. La costruzione ha inizio all’alba del 7 gennaio, anche se la raccolta e il trasporto dei fasci di vite hanno luogo già dall’inizio del mese di dicembre, e si conclude a mezzogiorno della Vigilia. Per la realizzazione vengono impiegate almeno cento persone in grado di restare nell’impresa ore in piedi sui pioli delle lunghe scale e poi di passarsi l’uno sull’altro, al di sopra della testa, le fascine. La fòcara brucia durante l’intera notte fredda d’inverno e, a volte, tutto il giorno seguente, spargendo nell’aria grandi quantità di cenere che simboleggia la purificazione, donando uno spettacolo davvero suggestivo.

Vive una leggenda che racconta le radici cristiane di questa antichissima tradizione, ovvero, che tanti secoli fa sant’Antonio vivesse da eremita nel deserto della Tebaide insieme con un fedele maialino. Combatteva ogni giorno le tentazioni del diavolo. L’inverno era molto freddo ed una delegazione di persone incontrarono Sant’Antonio per chiedergli di procurare il fuoco necessario a riscaldarli. Il vecchio, impietosito, si recò col suo fedele maialino all’inferno e bussando all’immenso portone, quando i diavoli lo riconobbero come il santo che non riuscivano a vincere, gli impedirono di entrare. Ma il maialino, nel frattempo, si era in­trufolato nella città diabolica, e scorrazzando, fece danni dappertutto. I diavoli pregarono così sant’Antonio di scendere all’inferno per riprendersi il maialino. E l’eremita, che non aspettava altro, si recò nel regno dei dannati con il suo inse­parabile bastone a forma di tau. Durante il viaggio di risalita in com­pagnia del maialino fece prendere fuoco al bastone sicché, giunto sulla terra, poté accendere una grande catasta di legna offrendo così il primo e so­spirato fuoco all’umanità”.

La fiamma divenne quindi uno degli elementi distintivi principali del Santo, della malattia volgarmente detta “fuoco di Sant’Antonio e delle numerose guarigioni ad essa relative. Sant’Antonio è considerato anche il protettore degli animali domestici, solitamente benedetti durante le celebrazioni in suo onore il 17 gennaio nel piazzale antistante la Chiesa.

La focàra è il simbolo di Novoli ma anche della festa del fuoco che di anno in anno diventa sempre più famosa in Italia, ed inizia e destare tanta curiosità anche nelle altre parti del Mondo. Un mix di magia e tradizioni attorno ad un fuoco immenso che ha una forte matrice religiosa e che consente di conoscere Novoli, posto a 11 km circa dalla città di Lecce e dalle origine antichissime, e di gustare i prodotti tipici salentini, in particolare l’ottimo vino pugliese e i tanti altri piatti e dolci della terra del Salento. Recentemente l’evento della Focàra è stato inserito dalla Regione Puglia tra i beni della cultura immateriale e attende il riconoscimento dell’Unesco, quale Patrimonio dell’umanità da valorizzare e tutelare.

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