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Benvenuti ad "Apricena", città di pietra e marmo


Nella galassia dei piccoli borghi medioevali, su un territorio pianeggiante tra il promontorio del Gargano ed il Tavoliere delle Puglie, in provincia di Foggia, sorge Apricena conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo per la sua pregiata “pietra”. E’ nota, infatti, come il terzo polo marmifero in Italia e il primo del Meridione, soprattutto per l’esportazione della pietra da taglio. Il suo territorio, compreso nell’incontaminato Parco Nazionale del Gargano, è ricco di storia ed ancorato ad un passato lontano. Nel sito di Pirro nord presso la Cava dell’Erba, dal 2006, un team di ricercatori antropologi ha portato alla luce numerosi manufatti e strumenti in selce, utilizzati dall’uomo preistorico per attività domestiche, oltre ad un’ampia gamma di resti animali, databili a circa un milione e mezzo di anni fa, tra il paleolitico e neolitico, quando le terre non avevano ancora ne nomi e ne confini.

Per secoli la pietra, principale motore economico della cittadina, ha dato lavoro ad intere popolazioni, anche se Apricena conserva una predominante vocazione agricola, attività che ha avuto inizio a seguito di importanti lavori di bonifica del territorio, iniziati nel ‘900. E’ nota, infatti, per l’eccellente produzione di vino e spumanti di alto livello i cui vitigni, circondati da immense cave di marmo, sono legati alla particolare caratteristica del terreno calcareo e ricco di minerali. Ancor prima di essere rasa al suolo dal terribile terremoto, nel 1627, e ricostruita in seguito nello stesso luogo, Apricena ha subito distruzioni barbariche e dominazioni bizantine e normanne. Il suo maggior splendore lo si riscontra in epoca sveva, tra la fine del XII sec. e la metà del XIII, in particolar modo con la presenza dell’imperatore Federico II che la rese suo territorio di caccia.













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L’origine del nome “capri coena”, secondo alcuni racconti storici, riporterebbe proprio all’epoca federiciana quando l’imperatore, al rientro da una battuta di caccia nei boschi circostanti, ordinò che fosse cucinato per cena l’enorme cinghiale da lui ucciso. Ed è sempre a lui che si attribuisce la costruzione di un castello destinato agli incontri di caccia, nei luoghi da lui prediletti, come anche quella di abbazie e punti di ristoro per agevolare la vita dei pellegrini lungo le vie più frequentate per raggiungere i luoghi sacri.

Con la morte di Federico II e con la caduta di Manfredi suo figlio, Apricena passò sotto la dominazione degli Angioini e successivamente degli Aragonesi. Già dal XVII sec., l’antica cittadina viene descritta come un borgo tranquillo, cinto da mura con cinque porte di accesso, delle quali la più importante era quella “del Signore”.

Tra i diversi monumenti da visitare, di notevole interesse storico, certamente spicca il Palazzo Baronale, chiamato anche Torriolo, che sorge sui resti della Domus Federiciana, fatto ricostruire dal principe Don Scipione Brancia che, a seguito del sisma, aveva acquisito il feudo di Apricena. Dell’antico edificio, dopo vari rimaneggiamenti dovuti al frazionamento della proprietà, oggi restano poche tracce, tra cui l’epigrafe del XIII secolo che illustra la storia del borgo.

Sopra di essa spicca la Torre dell’Orologio pubblico, del 1902. Nel cuore di Apricena sorge il settecentesco Palazzo Paolicelli, edificato dalla Famiglia Paolicelli. Oggi è sede della Casa della Cultura con al suo interno la Biblioteca comunale, l’Archivio storico e la Mediateca Federiciana. Da non perdere il Museo civico con i percorsi tematici sul Medioevo e sulla significativa figura dell’Imperatore Federico II.

Simbolo della cittadina è l’edificio religioso nelle vicinanze della Villa comunale, la Chiesa Madre, dedicata a Santa Maria delle Grazie, ricostruita nel 1628 con l'annesso l’ex Convento dei

Cappuccini. Al suo interno possono essere ammirati affreschi pregiati, tra cui la “Madonna delle Grazie” e “San Nicola di Mira”, entrambe di scuola napoletana del Seicento.

Per gli esperti camminatori ed amanti della natura si consiglia una visita presso le Rovine di Castelpagano, nell’agro apricense, per godere della meravigliosa vista panoramica che si apre su tutto il Tavoliere delle Puglie ed il Gargano. Si tratta di un castello, avvolto da alone di misteri e fantasmi, di cui restano solo poche rovine e che, per via della posizione elevata a 545 mt. di altitudine, in epoche lontane fungeva sicuramente da controllo del territorio. Nella medesima area troviamo anche i resti della Chiesa di Santa Maria di Selva della Rocca, edificata tra il VIII e il IX sec. ad opera dei monaci benedettini, oltre al Monastero di San Giovanni in Piano rilevante dal punto di vista storico e di architettura monastica. Al centro del turismo religioso sono i festeggiamenti in onore della Santa Patrona della città, la “Madonna Incoronata”, celebrata l’ultima domenica del mese di maggio.

A lei è dedicato il Santuario, situato a circa un km da Apricena, sulla strada per Poggio Imperiale, edificato nel 1764, in seguito ampliato e restaurato, noto tra i siti di pellegrinaggiodella Capitanata.

Nel mese di agosto il borgo di Apricena si veste di turismo estivo, tra sagre e feste legate a tradizioni popolari, dai coinvolgenti itinerari enogastronomici.

Molto suggestiva è la rassegna di musica jazz che si tiene all'interno delle Cave, a metà del mese di agosto. La manifestazione musicale fa da richiamo a moltissimi visitatori che, in occasione, possono avventurarsi in percorsi di degustazione, per conoscere i produttori ed i sistemi di vinificazione.

Evelina Giordano Giornalista/Pubblicista

Blog “Ovunque Puglia”www.ovunquepuglia.com


Articolo pubblicato da "Ovunque Puglia", di Evelina Giordano, su il Quotidiano “L’Edicola del Sud” – di Puglia e Basilicata, in data lunedì 1 maggio 2023, nella sezione LA PUGLIA TUTTA PER TE.





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